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Sistemi di allevamento della vite: perché a Dianella si torna al capovolto

By 19 Febbraio 2026No Comments

Negli ultimi anni si parla molto di innovazione in viticoltura. Nuovi portainnesti, nuove densità d’impianto, meccanizzazione, tecnologia. Tutto vero.
Ma a volte innovare significa anche tornare indietro.

A Villa Dianella stiamo reintroducendo un sistema di allevamento storico: il capovolto toscano. Non per nostalgia, ma per una ragione concreta legata alla qualità dell’uva e all’equilibrio della pianta.

Cos’è il sistema capovolto?

Il capovolto è un sistema tradizionale diffuso in Toscana fino agli anni ’60–’70, prima della forte meccanizzazione delle vigne.
La pianta viene potata lasciando un lungo tralcio che viene piegato verso il basso e legato al filo. Questo crea una distribuzione più uniforme della linfa e dei germogli.

In pratica, non è la pianta che “sale”, ma il tralcio che viene curvato.

È un sistema che richiede:

  • più lavoro manuale
  • maggiore attenzione in potatura
  • presenza costante in vigna

Non è il sistema più semplice. È però uno dei più equilibrati.

Perché tornare al capovolto oggi?

La domanda è legittima: perché riprendere un sistema più impegnativo quando esistono soluzioni più veloci?

Per tre motivi principali.

  1. Gestione naturale della vigoria

In annate come le ultime – con primavere fredde seguite da estati improvvisamente calde – la gestione della vigoria diventa centrale.
Il capovolto permette una distribuzione più omogenea dei germogli e una produzione meno concentrata in pochi punti.

Questo significa:

  • grappoli più arieggiati
  • minore rischio di compattazione
  • migliore maturazione fenolica

Non è una formula magica. È una questione di equilibrio vegetativo.

  1. Miglior qualità dell’uva

Una pianta meno stressata produce uve più regolari.
Il capovolto consente di:

  • modulare meglio il carico produttivo
  • evitare eccessi
  • favorire maturazioni più progressive

In zone come Vinci, dove il clima può oscillare rapidamente, questo dettaglio fa la differenza.

  1. Coerenza con la viticoltura biologica

Dianella lavora in biologico.
Il capovolto aiuta anche nella gestione della sanità della pianta, perché migliora ventilazione e esposizione.

Meno umidità stagnante significa:

  • minore pressione di malattie fungine
  • interventi più mirati
  • maggiore controllo naturale

Non elimina i problemi. Li rende più gestibili.

È un ritorno al passato?

No. È una scelta tecnica.

Non stiamo tornando al capovolto ovunque.
Lo stiamo introducendo in parcelle selezionate, dove riteniamo possa esprimere meglio il potenziale del Sangiovese e di alcune varietà autoctone.

La viticoltura non è fatta di dogmi. È fatta di osservazione.
Se una soluzione storica funziona ancora, non c’è motivo di scartarla.

Il tempo come fattore decisivo

Il capovolto richiede più tempo in potatura.
Ogni pianta va seguita con attenzione. Non è un lavoro standardizzato.

Questo significa:

  • più presenza in vigna
  • meno automatismo
  • maggiore conoscenza di ogni singola pianta

In una fattoria come Dianella, questo approccio è coerente con l’idea di qualità: meno quantità, più attenzione.

Cosa cambia nel vino?

La risposta più onesta è: lo vedremo nel tempo.

Le prime impressioni indicano:

  • maggiore finezza tannica
  • acidità più bilanciata
  • maturazione più uniforme

Ma il vino non si giudica a parole. Si giudica in bottiglia, dopo anni.

Il capovolto è un investimento a medio termine, non una scelta d’immagine.