Vinitaly è finito da pochi giorni e il ritmo della fiera lascia il posto a quello della campagna. Si torna a Vinci, si continuano i lavori in vigna e in cantina. Ma qualcosa è cambiato. Ogni edizione di Vinitaly porta con sé incontri, conversazioni, idee che poi si trasformano in progetti concreti nei mesi successivi.
L’edizione 2026 non ha fatto eccezione. Quattro giorni a Verona, decine di incontri con importatori, distributori, ristoratori, giornalisti e appassionati da tutto il mondo. Un’occasione per presentare i vini della nuova annata, rafforzare rapporti esistenti e aprirne di nuovi.

Quattro giorni fuori dalla cantina, con la vigna nel bicchiere
Vinitaly è il momento in cui il lavoro di un anno intero si concentra in pochi giorni. Le bottiglie che vengono stappate allo stand raccontano mesi di lavoro in vigna e in cantina: la potatura invernale, la gestione del vigneto in biologico, le scelte di vinificazione, l’affinamento.
Per Villa Dianella partecipare a Vinitaly non è mai una semplice esposizione. È un momento di confronto diretto con chi lavora nel settore e con chi il vino lo sceglie, lo vende, lo racconta. Ogni calice versato allo stand è un’occasione per spiegare cosa c’è dietro: il terroir delle argille azzurre, la Formazione di Vinci, la viticoltura biologica, la scelta di tornare al capovolto toscano su alcune parcelle.

Quest’anno l’interesse per questi aspetti è stato particolarmente forte. Sempre più operatori e appassionati vogliono capire non solo cosa c’è nel bicchiere, ma come ci è arrivato. Il racconto del territorio, della geologia, del metodo di lavoro non è più un dettaglio: è parte integrante del valore del vino.
Gli incontri: clienti storici e nuove collaborazioni
La parte più importante di Vinitaly resta quella che non si vede nelle foto: le conversazioni.
Quest’anno abbiamo incontrato molti dei nostri importatori e distributori storici, con cui abbiamo fatto il punto sulla stagione in corso e sulle prospettive per i mesi a venire. Sono confronti preziosi perché permettono di capire come i vini Dianella vengono percepiti nei diversi mercati, quali etichette funzionano meglio e dove c’è spazio per crescere.
Accanto ai rapporti consolidati si sono aperti nuovi canali. Diversi operatori internazionali hanno mostrato interesse per i nostri vini, attratti dalla combinazione tra qualità, territorio e certificazione biologica. In particolare, il mercato americano e quello del Nord Europa continuano a cercare produttori italiani con una storia autentica da raccontare e un approccio sostenibile alla viticoltura.
Anche il dialogo con ristoratori e sommelier italiani è stato molto positivo. Il Chianti Dianella, Il Matto e l’Orpicchio hanno ricevuto attenzione e apprezzamenti, confermando il lavoro fatto in questi anni.
I vini protagonisti dell’edizione 2026
Allo stand di Villa Dianella quest’anno si sono assaggiati tutti i vini del portafoglio, ma alcuni hanno catturato un’attenzione particolare.
Il Matto, il nostro Sangiovese in purezza affinato in botti di rovere francese, ha confermato il suo ruolo di punta della produzione. È un vino che comunica subito complessità e carattere, e che a Vinitaly trova sempre interlocutori attenti.
L’Orpicchio, prodotto con uve provenienti da una piccola parcella di questo biotipo di Trebbiano, continua a suscitare curiosità per la capacità di ricercare vecchi biotipi e valorizzarli. Il racconto della vigna piantata nel 2010, dopo aver riselezionato i cloni di un vecchio vigneto di Trebbiano presente in azienda, è una storia che colpisce ogni volta.
Anche il Sereno e Nuvole, il nostro Vermentino, e l’All’Aria Aperta, il nostro rosé di Sangiovese, hanno avuto ottimi riscontri, soprattutto tra chi cerca vini freschi e versatili per la ristorazione.
Le prospettive per la nuova stagione
Vinitaly segna tradizionalmente l’inizio della stagione attiva per Villa Dianella. La Pasqua ha portato la riapertura del resort, il Bistrot delle Scuderie è tornato a pieno regime e le degustazioni in cantina sono riprese con regolarità.
I mesi che verranno saranno intensi. La stagione 2026 si apre con diverse novità all’orizzonte.
Sul fronte dell’ospitalità, il wine resort è pronto ad accogliere gli ospiti con le dodici suite tra la villa e le scuderie, la piscina panoramica, la colazione nel giardino e tutte le esperienze che rendono un soggiorno a Dianella qualcosa di diverso da una semplice notte in albergo.
Sul fronte delle esperienze, stiamo lavorando a nuove proposte che porteranno gli ospiti direttamente in vigna: passeggiata tra i filari con degustazione, brunch nel vigneto e picnic con cestino tra le viti. Sono esperienze che si affiancheranno alle degustazioni in cantina, ai corsi di cucina, al cooking show, alle cene private e alla caccia al tartufo, completando un’offerta che vuole raccontare la Toscana attraverso tutti i sensi.
Sul fronte del vino, le bottiglie che abbiamo presentato a Vinitaly andranno a raggiungere tavole in Italia e nel mondo. I nuovi contatti avviati in fiera diventeranno, ci auguriamo, collaborazioni durature. Il lavoro in vigna prosegue con la stessa cura di sempre: biologico, attento, rispettoso dei tempi della pianta e del terreno.
Dopo la fiera: il valore del ritorno
C’è un momento preciso in cui Vinitaly finisce davvero. Non è quando si smonta lo stand e si caricano le casse. È quando si torna in cantina, si riapre la porta e si ritrova il silenzio delle botti. Il contrasto con il rumore della fiera è netto.
Ma è proprio in quel silenzio che il lavoro vero ricomincia. Le strette di mano si trasformano in email, le degustazioni in ordini, le conversazioni in progetti. Vinitaly non è un punto di arrivo, è un punto di partenza.
Per Villa Dianella l’edizione 2026 è stata un’altra conferma: i vini parlano, il territorio convince, la storia della famiglia Passerin d’Entrèves e di questa villa medicea tra le colline di Vinci continua a interessare e a emozionare chi la scopre per la prima volta.
Ora si torna al lavoro. La stagione è appena iniziata e c’è molto da fare. Ma si riparte con la consapevolezza che il percorso è quello giusto.



