Giugno è arrivato come arriva sempre in Toscana: con il caldo che si fa serio e le giornate che si allungano fino a sera. Dopo un maggio bagnato, anzi bagnatissimo, l’estate ha cambiato passo di colpo. Il sole è tornato a dominare le colline tra Vinci ed Empoli e la vigna, carica dell’acqua accumulata nelle settimane precedenti, è letteralmente esplosa.
Per chi cura una vigna in biologico, giugno è il mese in cui il lavoro cambia natura. A maggio si combatteva contro l’erba e l’umidità; a giugno si lavora sulla pianta stessa, sulla sua vegetazione rigogliosa, sui grappoli che si stanno formando. È il mese della gestione della chioma, dei primi pensieri sul diradamento e di una difesa che deve adattarsi a un clima completamente diverso.
Il bilancio è quello di una vigna in piena salute, forse fin troppo vigorosa. La pioggia di maggio ha lasciato in eredità riserve idriche profonde e una crescita vegetativa impetuosa. Tenerla in equilibrio, indirizzarla verso la qualità invece che verso una massa di foglie, è il vero lavoro di giugno.
I primi grappolini verdi che a fine maggio si intravedevano tra le foglie ora sono cresciuti. Sono ancora piccoli e durissimi, ma ci sono tutti, e raccontano già molto dell’annata che verrà.

La parete verde: cimatura, spollonatura e legatura
Con l’acqua di maggio ancora nel terreno e il caldo di giugno che spinge, la vite cresce a una velocità che chi non lavora la vigna fatica a immaginare. I tralci si allungano di giorno in giorno, le foglie si moltiplicano, la parete vegetale diventa fitta e disordinata.
Una chioma troppo densa è un problema. Trattiene l’umidità, ostacola la circolazione dell’aria, fa ombra ai grappoli e crea l’ambiente perfetto per le malattie fungine. E poi una pianta che spende tutte le sue energie in foglie e germogli ne lascia meno per i grappoli.
Per questo giugno è il mese della gestione della chioma. Si fa la spollonatura, cioè si tolgono i polloni — i germogli che spuntano alla base del ceppo e sul tronco e che non porteranno mai frutto ma rubano energia alla pianta. Si fa la cimatura, tagliando le punte dei tralci troppo lunghi per contenere la vegetazione e dirigere la forza verso i grappoli. E si fa la legatura, sistemando i tralci tra i fili di sostegno perché crescano ordinati, verticali, ben esposti al sole e all’aria.
È un lavoro continuo, che a giugno non si ferma mai. La vite ricresce in fretta e bisogna seguirla, passaggio dopo passaggio, filare dopo filare. Ma è il lavoro che costruisce la qualità: una parete verde ordinata e arieggiata significa grappoli sani, maturazione uniforme e meno bisogno di intervenire con i trattamenti.
I trattamenti nel caldo: meno rame, più equilibrio
A maggio la difesa era una corsa contro la peronospora, favorita dall’umidità costante. A giugno lo scenario cambia. Con il caldo e il terreno che si asciuga, la pressione della peronospora cala, mentre cresce quella dell’oidio, il fungo che ama proprio le condizioni calde e asciutte.
La strategia si adatta. Lo zolfo, efficace contro l’oidio, diventa il protagonista. Il rame, indispensabile a maggio, si riduce: quando il rischio peronospora scende si abbassano le dosi, in linea con i principi del biologico che impone di usarne il meno possibile. L’estratto di legno continua ad accompagnare i trattamenti come corroborante, rafforzando le difese naturali della pianta.
Anche qui la centralina meteorologica installata nei vigneti è la nostra guida. Ci dice quando il caldo e l’eventuale umidità notturna creano finestre di rischio, e ci permette di intervenire solo quando serve davvero. Trattare di prima mattina, all’alba, quando l’aria è fresca e non c’è vento, è la regola: si protegge la pianta senza stressarla nelle ore più calde.
Il risultato di questo equilibrio è una vigna che a metà stagione è pulita e sana, con foglie integre e grappoli protetti, e con un impiego di rame e zolfo ridotto al minimo necessario.
Dall’allegagione ai grappoli: la frutta che prende forma
Dopo la fioritura di maggio è arrivata l’allegagione: il momento in cui il fiore fecondato si trasforma in acino. È un passaggio silenzioso ma decisivo, perché stabilisce quanti acini comporranno ogni grappolo e quindi, in buona parte, il raccolto.
Quest’anno l’allegagione è andata bene. La fioritura era stata regolare, senza la colatura che le primavere piovose spesso portano, e i grappoli che si sono formati sono compatti e ben riempiti. Ora, tra le foglie, si vedono chiaramente: piccoli, verdi, durissimi, ancora lontani dalla maturazione ma già definiti nella forma.
È in questa fase che si capisce il potenziale dell’annata. Gli acini sono grandi come un grano di pepe e cresceranno per tutta l’estate, prima ingrossandosi e poi, da agosto, cambiando colore con l’invaiatura. Per ora restano verdi e acerbi, ricchi di acidità e privi di zuccheri. Ma la struttura c’è, e quest’anno è buona.
Guardare un grappolo di Sangiovese a giugno significa guardare il vino del 2026 al suo stadio più giovane. Tutto quello che succederà nei prossimi mesi — il caldo, l’acqua, il lavoro in vigna — si scriverà su quegli acini.
Il diradamento: scegliere la qualità
Verso la fine di giugno comincia uno dei lavori più importanti e più controintuitivi della viticoltura di qualità: il diradamento dei grappoli, quello che in gergo si chiama anche vendemmia verde.
Consiste nel tagliare e lasciare a terra una parte dei grappoli ancora acerbi, sacrificandoli. A chi non conosce la vigna sembra un controsenso: perché eliminare frutta sana? La risposta sta nell’equilibrio. Una vite che porta troppi grappoli divide le sue energie su tutti e nessuno matura come dovrebbe: acini meno concentrati, meno colore, meno struttura. Riducendo il numero di grappoli, la pianta concentra tutto su quelli che restano.
È una scelta di qualità contro quantità. Si rinuncia a una parte del raccolto per ottenere un vino migliore. Si valutano i tralci uno per uno, si tengono i grappoli meglio esposti e più sani, si eliminano quelli in eccesso, quelli troppo vicini, quelli che restano all’ombra.
Dopo un maggio così piovoso e con una vigna tanto vigorosa, il diradamento di quest’anno è particolarmente importante: serve proprio a riportare l’abbondanza della stagione dentro i binari della qualità.
Il terreno e l’acqua: la riserva entra in gioco
A maggio l’argilla bagnata era stata una sfida: pesante, scivolosa, impraticabile. A giugno la stessa argilla rivela il suo lato migliore.
Le argille azzurre del Pliocene che caratterizzano i vigneti di Villa Dianella hanno una straordinaria capacità di trattenere l’acqua. Tutta la pioggia di maggio è rimasta lì, immagazzinata in profondità, e ora che il caldo avanza e in superficie il terreno si asciuga, quella riserva diventa il tesoro della vigna.
Mentre l’aria si fa rovente, le radici delle viti continuano a trovare acqua negli strati profondi del suolo. È questo che permette alle piante di affrontare l’estate senza soffrire la siccità, di mantenere foglie turgide e maturazione regolare anche quando per settimane non cade una goccia. Il maggio piovoso, faticoso e complicato, si trasforma così in un’assicurazione per i mesi caldi.
Con il terreno finalmente asciutto in superficie, a giugno si torna a lavorare il suolo: lavorazioni superficiali tra i filari che rompono la crosta, riducono l’evaporazione e tengono sotto controllo l’erba senza bisogno di diserbo. La terra di Dianella, che a maggio comandava i tempi, a giugno torna a collaborare.
Il bilancio di giugno: la stagione entra nel vivo
Giugno 2026 è il mese in cui la stagione ha preso davvero la sua forma. Il caldo è arrivato, la vigna è esplosa di vegetazione e il lavoro si è spostato dalla difesa dall’umidità alla costruzione della qualità.
Il bilancio è positivo. Le piante sono sane e vigorose, forse fin troppo, e tenerle in equilibrio ha richiesto un lavoro costante di cimatura, spollonatura e legatura. La difesa si è adattata al caldo, riducendo il rame e puntando sullo zolfo. L’allegagione è riuscita e i grappoli si sono formati belli e compatti. E con il diradamento si è cominciato a scegliere la qualità.
È il ritmo dell’estate in vigna: niente emergenze improvvise come a maggio, ma un lavoro continuo, paziente, che accompagna la pianta giorno dopo giorno verso la maturazione. Ogni passaggio tra i filari, ogni tralcio legato, ogni grappolo lasciato o tolto, è un piccolo gesto che si ritroverà nel vino.
I grappoli dell’anno ormai ci sono tutti, piccoli e verdi tra le foglie. Adesso il compito è accompagnarli. Luglio porterà il grande caldo e la prima maturazione, agosto l’invaiatura e il cambio di colore. Ma la base costruita a giugno — una parete verde in ordine, una difesa equilibrata, un carico di grappoli giusto — è quella che deciderà gran parte della qualità del 2026.
Dopo la pioggia di maggio, il sole di giugno. La vigna ha cambiato marcia, e con lei il lavoro di chi la cura.




